Amalia Ercoli Finzi: la signora dello spazio

6 minute read

In occasione della festa della donna, vi proponiamo il ritratto di una scienziata che ha sempre sognato le stelle e con coraggio e dedizione è riuscita a conquistare una pezzo di questo nostro immenso universo: Amalia Ercoli Finzi.

Alzi la mano chi non ha mai guardato un cielo stellato. Difficilmente qualcuno potrà dire di non essere stato ammaliato dal firmamento luminoso nel buio o dalla purezza dell’astro terrestre che accompagna le nostre notti da tempi immemori. Qualcuno dei lettori avrà persino sognato di diventare un giorno come AstroSamantha o Paolo Nespoli. Ma avete mai pensato a quanto lavoro sia necessario prima di mandare delle persone o anche solo delle macchine dello spazio?

Oggi, in queste poche righe, voglio presentarvi Amalia Ercoli Finzi, una delle più grandi ingegnere aerospaziali in Italia ed in Europa. Classe 1937, nel 1961, prima donna in Italia si laurea al Politecnico di Milano in ingegneria aeronautica (poiché all’epoca non esisteva ancora il corso di laurea in ingegneria aerospaziale.)

Pochi erano gli occhi che avevano varcato i confini della nostra atmosfera, i primi esperimenti iniziarono nel 1950 dove un topo fu mandato a bordo di un razzo americano a diversi chilometri dalla Terra (137 km) ma non raggiunse l’orbita terreste. Altri tentativi furono portati avanti nel 1951 con due cani da ingeneri sovietici ma nemmeno in questo caso si arrivò all’orbita. Questo confine venne varcato per la prima volta nel 1957 con lo Sputnik II, su cui a bordo c’era la cagnolina sovietica Laika, che venne mandata nel buio cosmico senza possibilità di ritorno. Più fortunati furono invece le cagnoline Belka and Strelka, che nel 1960 a bordo sempre di un razzo sovietico, Sputnik 5, furono i primi esseri viventi ad orbitare attorno alla Terra e tornare indietro vive sul suolo terreste.

Amalia si laurea proprio in questo periodo di euforica corsa verso lo spazio, quando le grandi potenze mondiali si contendevano il primato del cielo, lottando per mandare il primo uomo oltre i confini terrestri. Questo grande lancio verrà compiuto dai Russi: il sovietico Jurij Gagarin, che nell’aprile del 1961 divenne il primo uomo a viaggiare nello spazio. Da questo episodio il mondo intuì l’importanza che la ricerca scientifica ed ingegneristica avrebbe avuto in questo campo. Le sonde non avevano solamente una valenza militare ma servivano anche per scopi scientifici, meteorologici e telefonici. Iniziò così una corsa delle varie agenzie nazionali per mandare nello spazio i primi satelliti; all’Italia il merito di essere stato il terzo paese, dopo le due grandi potenze (americana e sovietica) a mandare un satellite nello spazio, nel 1964.

Il 20 luglio 1969 la conquista dello spazio raggiunge il suo apice: i primi uomini mettono piede sul suolo lunare. Gli statunitensi Neil Armstrong e Buzz Aldrin effettueranno quelli che per loro sono stati dei piccoli saltelli ma che per l’umanità hanno rappresentato un enorme balzo nel futuro.

La giovane Amalia, giorno dopo giorno, respirava questo clima di profondi cambiamenti e scoperte. Si pensi che quando lei ha iniziato a studiare il cosmo ancora non esistevano calcolatori e si dovevano fare a mano conti complicatissimi come il calcolo delle orbite. Sapete come si fa? Si deve integrare l’equazione di Lagrange o anche di Gauss; due equazioni differenziali alle derivate parziali in 6 variabili dipendenti dal tempo. Avete capito qualcosa o vi siete spaventati alla parola integrale? Fortunatamente abbiamo oggigiorno delle calcolatrici che ci permettono di fare tutto in un batter d’occhio.

Ultimati i suoi studi la Dottoressa inizia una collaborazione con l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e successivamente con l’Agenzia Europea (European Space Agency, ESA). Collaborerà anche con la NASA per la realizzazione di alcuni componenti per la stazione spaziale orbitante. L’ASI è un ente pubblico finanziato dal Ministero dell’Istruzione che dal 1988 si occupa di sviluppo di mezzi per raggiungere il cosmo, ma anche di osservare la Terra dall’alto per prevenire alcuni disastri ambientali o i cambiamenti climatici. L’ESA, invece, ha il compito di «Sostenere e promuovere per scopi esclusivamente pacifici la cooperazione tra gli stati europei nella ricerca e tecnologia spaziale e nelle loro applicazioni, con l’intento di usarle per scopi scientifici e sistemi operativi» (definizione dei compiti dell’ESA 1980). L’agenzia ha il compito, dal 1975, d’integrare i progetti spaziali di 22 paesi europei, facendo collaborare le diverse agenzie nazionali e permettere una maggiore competizione europea a livello mondiale.

Certamente la missione a cui Amalia è più affezionata è quella chiamata Rosetta, una missione iniziata nel 2004 e conclusasi nel 2016 ad opera dell’ESA: per la prima volta una sonda atterra su una cometa. Queste masse di materia, che hanno ispirato la letteratura di ogni epoca, sono quello che ci resta del sistema solare primordiale. Esse possiedono almeno due code: una di ioni, che va diritta in quanto non ha massa, e una di polveri, che avendo una massa, segue le leggi della gravità; a volte è possibile che vi sia anche una terza coda composta da sodio. Solitamente queste comete provengono da ambienti molto freddi, come la fascia di Kuiper, vicino a Nettuno, o dalla nube di Oort, da nome dei due scienziati olandesi che le hanno scoperte. La fascia di Kuiper rappresenta una regione del sistema solare composta da corpi minori come asteroidi o sostanze volatili congelate; la nube di Oort si pensa possa essere un residuo della nubilosa originale da cui si formarono il Sole ed alcuni pianeti; si presume che da questo luogo provengano la maggior parte delle comete da noi avvistate.

Rosetta è stata la missione che avrebbe dovuto “andare a caccia” di comete: la sonda avrebbe dovuto avvicinarsi ad una cometa, raggiungendola con la sua stessa velocità. L’esperimento è iniziato nel lontano 2004: il tempo di viaggio per raggiungere una cometa è molto lungo, ci sono voluti infatti quasi 11 anni perché la sonda avesse la stessa velocità e fosse abbastanza vicina da atterrare sulla cometa stessa. L’ingegnera e il suo staff avevano il compito di creare dei pannelli solari che potessero alimentare Rosetta e di costruire una “trapanino” in grado di trivellare il suolo per ricavarne dei campioni. La sfida però stava nel fatto che questo strumento sarebbe stato attivato 10 anni dopo il lancio della sonda, si dovevano trovare dei metodi per fare in modo che struttura e alimentazione si conservassero per tutto quel tempo.

Nel novembre 2014 la sonda Rosetta raggiunge la Cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko. La professoressa scherza spesso riguardo a questa nuova scoperta, l’astro non è molto bello e la sua forma ricorda quella di una scamorza. La navicella, effettuate alcune orbite insieme alla cometa, ha fatto atterrare la trivella contenuta nel Lander Philea con a bordo la trivella della professoressa: al suo interno conteneva 26 fornetti che avevano lo scopo di processare le sostanze e mandare in tempo immediato informazioni riguardo la loro composizione. L’atterraggio di questa componente è stato un grande successo per l’intero staff: stato fatto atterrare Philae a 500 milioni di km dalla terra con un errore di appena 100 m e 1 secondo. Sfortunatamente proprio al momento dell’ancoraggio gli arpioni non hanno funzionato alla perfezione e il Lander ha fatto un salto sulla cometa, che lo ha portato in una cavità senza la possibilità di avere la luce diretta del sole. Per questo motivo il suo utilizzo si è limitato ad un massimo di 62 ore prima che finisse la batteria. La missione ufficialmente è finita nel settembre del 2016 quando la sonda ha spento i suoi motori sulla cometa.

Questa missione è stata una grande conquista per l’Agenzia Europea che ha mostrato che quando si lavora bene e ci si dà una mano si possono fare grandi cose. Questa è l’Europa, che con obiettivi eccezionali e voglia di raggiungerli lavora mano nella mano aiutandosi a vicenda.

Per farvi capire che donna fantastica sia Amalia Ercoli Finzi vorrei concludere questo articolo con una sua battuta. Quando le si chiede se è possibile la vita su Marte, lei risponde: “L’acqua c’è, ne abbiamo la prova, il sale c’è, gli spaghetti li portiamo noi! Quindi non c’è nessun motivo per non andarci su!”

FONTI:

CREDITS IMMAGINI:

Immagine cometa

Updated: