Il principe dell’Arabia Saudita ha hackerato il telefono di Jeff Bezos?

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Così risulta dalla recente inchiesta del Guardian. L’episodio sembra inoltre essere collegato all’omicidio del giornalista Jamal Khashoggi e pone l’Arabia Saudita in una difficile posizione sullo scacchiere internazionale.

L’uomo più ricco del mondo, un principe membro della famiglia reale dell’Arabia Saudita, un dispositivo hackerato, uno scandalo sessuale, l’omicidio di un giornalista: sembrano gli ingredienti di un’intrigante serie su Netflix, di quelle che tengono incollato allo schermo e si guardano in binge-watching in un’unica nottata. Per i più informati tra i lettori non sarà però una sorpresa scoprire che quelli appena elencati sono elementi riconducibili ad una vicenda reale, riportata nella sua interezza da un’inchiesta del Guardian lo scorso 21 gennaio.

Alcune indagini condotte dal quotidiano britannico hanno infatti rivelato che il cellulare di Jeff Bezos, CEO di Amazon e attualmente uomo più ricco del pianeta, sarebbe stato hackerato tramite l’installazione di un virus che avrebbe permesso di accedere a tutte le informazioni contenute nel dispositivo (anche se non siamo ancora a conoscenza di quali, esattamente, siano state sottratte). La fonte del malware? Un video “infetto”, che risulta essere stato inviato su Whatsapp, sfruttando una vulnerabilità del sistema, da un dispositivo appartenente al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (noto anche come MBS). La notizia è il risultato di un’analisi forense effettuata dalla società FTI Consulting sul telefono di Bezos, i cui risultati sono stati confermati anche da Agnès Callamard, relatrice speciale di esecuzioni extragiudiziali, sommarie o arbitrarie presso l’Ufficio dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

L’invio del video incriminato risalirebbe al 1 maggio 2018, circa un mese dopo l’incontro tra MBS e Bezos ad un evento ad Hollywood e cinque mesi prima dellomicidio del giornalista Jamal Khashoggi, fatto a pezzi il 3 ottobre all’interno del Consolato saudita ad Istanbul, in Turchia, dove l’uomo era entrato per richiedere dei documenti. Khashoggi era un dissidente saudita che, dopo anni di cooperazione con l’élite politica in qualità di consulente dell’intelligence e ambasciatore, nel 2017 si era allontanato dal Paese, proprio in concomitanza con l’ascesa al potere di MSB. Aveva proseguito la sua attività collaborando con il Washington Post, quotidiano di proprietà del CEO di Amazon, non risparmiando critiche alla politica estera e interna dell’Arabia Saudita, cercando di dare voce a tutti coloro che, in patria, non potevano esprimersi liberamente senza temere pesanti conseguenze (espresse opinioni contrarie al boicottaggio del Quatar, alla guerra in Yemen, alle repressioni delle libertà individuali messe in atto dal governo).

Cinque persone considerate colpevoli dell’omicidio sono state condannate a morte in Arabia Saudita. Tra queste, ovviamente, non vi era il principe Mohammed bin Salman che si è sempre dichiarato completamente estraneo alla vicenda e ha respinto più volte le accuse (molte provenienti dalla stessa redazione del Washington Post),che lo volevano tra i mandanti della cruenta scomparsa del giornalista. MSB ha anche affermato però, con dichiarazioni piuttosto ambigue, di assumersi la “piena responsabilità della vicenda” in quanto leader dell’Arabia Saudita e conscio che “l’omicidio” fosse stato “commesso da individui che lavoravano per il governo saudita”.

Un ultimo tassello da aggiungere a questo già complesso puzzle è dato dal recente scandalo che ha coinvolto proprio il CEO della compagnia più famosa del mondo e ha decretato la fine del suo matrimonio. Circa un anno fa infatti, il 10 gennaio 2019, il National Enquirer pubblicò fotografie e conversazioni personali che vedevano coinvolti Bezos e Laura Sanchez, ex conduttrice di Fox News, potente agente di Hollywood e amante del patron di Amazon, rendendo in questo modo pubblica la loro relazione extraconiugale.

Le tesi, che dovranno però essere ancora confermate da ulteriori indagini, sostengono che si tratti una complessa operazione ad opera di MSB per “influenzare, se non mettere a tacere, la copertura del Washington Post sull’Arabia Saudita” che avrebbe rovinato l’immagine liberale che il principe stava costruendosi in Occidente, screditando nel contempo il proprietario del quotidiano. Queste ipotesi sono ulteriormente rafforzate dai numerosi amichevoli contatti che vi sono stati tra i 2017 e i 2018 tra David Pecker, CEO dell’American Media Inc (che pubblica il National Enquirer) e il sultano stesso. La testata si è difesa dalle accuse sostenendo che il materiale scandalistico le fosse stato consegnato dal fratello della Sanchez.

Come si può evincere da questa breve ricostruzione dei fatti la questione è tutt’altro che limpida e si è ancora lontani dallo scoprire con esattezza cosa sia accaduto. Per questo l’ONU ha sollecitato gli Stati Uniti ad approfondire la vicenda, sottolineando come “the allegations (le affermazioni riguardanti il virus installato sul telefono di Bezos, ndr) reinforce other reporting pointing to a pattern of targeted surveillance of perceived opponents and those of broader strategic importance to the Saudi authorities, including nationals and non-nationals. These allegations are relevant as well to ongoing evaluation of claims about the Crown Prince’s involvement in the 2018 murder of Saudi and Washington Post journalist, Jamal Khashoggi.”

Questa dinamica, che indubbiamente suscita curiosità per il suo carattere quasi fictionale non deve assolutamente sottovalutata e, anzi, dovrebbe far riflettere in primo luogo sull’importanza ricoperta dalle nuove tecnologie all’interno delle dinamiche di intelligence internazionali e su quanto, alla fine, siano i dati e le informazioni a rappresentare una vera risorsa per i paesi, tanto da condurre a vere e proprie situazioni di spionaggio, come quella appena illustrata. La questione ha però anche delle ricadute geopolitiche degne di nota, che vale la pena accennare in questa sede.

L’Arabia Saudita nello scacchiere internazionale e la reazione degli USA

A seguito di queste vicende si complica ulteriormente la posizione del principe ereditario Mohammed bin Salman, che da anni ormai sta attuando in Arabia Saudita politiche di accentramento dei poteri e di repressione delle libertà individuali che stanno trasformando il paese in “a totalitarian dictatorship in which all aspects of society are controlled by him and all forms of dissent are stifled” (da un articolo di Peter Bergen, esperto di sicurezza per la CNN). Da un lato, infatti, il principe è noto per alcune delle riforme che sembrava avessero portato a una modernizzazione dell’Arabia Saudita (la concessione delle patenti di guida alle donne, la riapertura dei cinema, la possibilità di eseguire concerti live, per citarne alcuni), oltre che per il tentativo dichiarato di rendere l’economia statale indipendente dal petrolio.

Ma ad ogni mossa apparentemente liberale si è contrapposto un abuso di potere: a novembre 2017 alcuni principi e politici furono improvvisamente arrestati da una “commissione anti-corruzione” costituitasi appena qualche ora prima e furono rilasciati, alcuni dopo settimane, solo dopo aver “risarcito” lo Stato dei presunti beni che essi avevano sottratto. Diverse sono anche state le repressioni nei confronti di attivisti per i diritti civili, alcuni dei quali sono stati condannati alla pena di morte (tra gli arresti più paradossali citiamo in questa sede quelli delle donne che avevano condotto la protesta per abolire il divieto femminile alla guida).

Insomma, i tentativi dell’Arabia Saudita di apparire agli occhi dell’Occidente come uno Stato moderno e tendente al progresso sono ormai naufragati. A questa nuova condizione dovrà cercare di adattarsi anche Donald Trump, che ha finora condotto una politica estera amichevole con MSB, addirittura rigettando pubblicamente le affermazioni della CIA che confermavano fosse il principe saudita ad aver commissionato l’omicidio di Kashogghi e continuando, dopo l’avvenimento, a fornire sostengo militare all’Arabia Saudita per il suo intervento in Yemen. A seguito dell’episodio dell’hackeraggio del telefono di Bezos non sono ancora emerse notizie di possibili penalità inflitte dalla Casa Bianca all’Arabia Saudita e, anzi, il portavoce di Trump Hogan Gidley ha affermato che gli ufficiali statunitensi “prenderanno la situazione seriamente” ma che “assolutamente” le compagnie americane continueranno a fare affari col regno saudita. “They’re obviously a big component of energy. We have an important defense relationship with Saudi. And that’s not going to change based upon one article in the paper.”

Del resto, l’astio che intercorre tra Donald Trump e Jeff Bezos non è certo un segreto. Spesso il Presidente ha preso di mira l’imprenditore per le frequenti critiche alla sua amministrazione rilasciate sul Washington Post e, recentemente, Amazon ha fatto causa al governo accusandolo di aver impedito la stipulazione di un contratto tra la compagnia e il Pentagono solo perché Trump considera Bezos un “nemico politico”. Il Presidente non è estraneo all’inferenza di questioni personali nello svolgimento del proprio mandato (l’impeachment mosso nei suoi confronti ne è una prova), non resta che aspettare e vedere come la Casa Bianca sceglierà di comportarsi questa volta, in vista anche delle elezioni americane il prossimo novembre.

Nicoletta Volontè

FONTI:

https://www.open.online/2020/01/28/impeachment-bolton-fa-tremare-trump-mi-chiese-di-frenare-gli-aiuti-militari-allucraina-per-far-indagare-biden/

https://www.ilsole24ore.com/art/il-telefonino-bezos-hackerato-principe-saudita-bin-salman-ACyglWDB?refresh_ce=1

https://www.adnkronos.com/fatti/esteri/2019/10/02/khashoggi-anno-dopo-nessun-colpevole_UROCb84vLf0T8L4x8q84IP.html?refresh_ce

http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Bezos-la-talpa-fu-lei-la-fidanzata-Lauren-Sanchez-787800f5-41f6-4769-a3a8-5d0121203d77.html#foto-1

https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/intrigo-internazionale-24911

https://www.ohchr.org/EN/NewsEvents/Pages/DisplayNews.aspx?NewsID=25488

https://www.ilpost.it/2018/10/08/giornalista-saudita-scomparso-morto/

https://www.ilpost.it/2018/10/11/arabia-saudita-stato-autoritario-omicidio-khashoggi/

https://www.ilpost.it/2019/12/23/jamal-khashoggi-omicidio-condanna-morte-arabia-saudita/

https://edition.cnn.com/2018/10/10/opinions/mohammed-bin-salman-saudi-dictatorship-bergen/index.html

https://www.theguardian.com/technology/2020/jan/21/amazon-boss-jeff-bezoss-phone-hacked-by-saudi-crown-prince

https://www.nytimes.com/2020/01/24/opinion/jeff-bezos-phone-hack.html

https://www.bloomberg.com/news/articles/2020-01-23/trump-s-silence-on-bezos-hack-shows-risk-of-close-ties-to-prince

CREDITS:

Copertina: Steve Jurvetson, Flickr

Immagine 1: POMED, Flickr

Immagine 2

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